Tipologia Cavità
7 November 2026
Le cavità sotterranee si possono distinguere in base alla forma (orizzontali o verticali), all’ambiente in cui si trovano (come la costa) e all’origine: naturale oppure scavata dall’uomo. Questa pagina presenta i principali tipi, come si formano e cosa li caratterizza.
Come si classificano le cavità
Una classificazione morfologica usata per le grotte carsiche confronta profondità e sviluppo: una cavità è considerata verticale se il rapporto profondità/sviluppo supera 1,3, orizzontale se è inferiore a 0,70. Le grotte intermedie hanno uno sviluppo misto.
Per origine, le grotte naturali si formano soprattutto per dissoluzione chimica (le più lunghe e profonde), ma anche per l’azione del mare e del vento lungo le coste, per la lava dei vulcani, per i movimenti lungo le faglie e per la crescita delle barriere coralline. Quelle artificiali, invece, sono scavate dall’uomo per uno scopo preciso.
Grotte orizzontali
Le grotte orizzontali sono formate soprattutto da gallerie (passaggi quasi orizzontali) e caverne (ampi spazi). Un esempio citato nel materiale didattico dell’Università di Trieste è la Grotta dell’Orso a Gabrovizza, nel Carso.
- Come si formano: si sviluppano soprattutto nella zona freatica, cioè satura d’acqua, dove l’acqua scorre in pressione con moti orizzontali e agisce per corrosione.
- Forma tipica: le sezioni sono spesso circolari o ellittiche.
- Sistema carsico: dentro la roccia si forma un percorso che collega l’inghiottitoio (dove l’acqua entra) alla risorgenza (dove esce). Il percorso più efficace diventa quello attivo.
Abissi e pozzi verticali
Le cavità verticali sono costituite da pozzi, legati a fratture prevalentemente verticali. Si formano nella zona vadosa, non satura, dove l’acqua scende in verticale e agisce per corrosione, deposito, crolli e riempimenti. Una forma tipica è l’ellisse subverticale, prodotta da corrosione selettiva quando l’acqua è poca. Nel linguaggio speleologico il termine abisso indica in genere una cavità verticale molto profonda, senza un limite di profondità unico.
Fanno parte della sezione verticale anche le strettoie, passaggi ristretti, e le forme come la forra, uno stadio evoluto di incisione.
Due esempi italiani
- Spluga della Preta (Sant’Anna d’Alfaedo, Verona): un abisso che si apre nei pascoli a circa 1.500 m di quota, profondo circa 877 m. Il primo pozzo misura 131 m, seguito da altri di 88 e 108 m. Le esplorazioni iniziarono nel 1925; tra il 1988 e il 1993, l’Operazione Corno d’Aquilio, con oltre 200 speleologi, tolse circa quattro tonnellate di rifiuti dalla cavità.
- Piani Eterni (Dolomiti Bellunesi): il sistema più esteso delle Dolomiti, con circa 35 km di sviluppo. All’inizio del 2014 gli speleologi hanno superato i -1.000 m, raggiungendo i -1.052 m nel nuovo ramo “Mille e una Notte”. Il dato è del 2014, quindi conviene verificare se le esplorazioni successive lo hanno modificato.
Grotte a sviluppo misto
Molte grotte non sono né solo orizzontali né solo verticali: nascono dall’alternarsi di fasi vadose e freatiche, legate alle variazioni del livello di base dovute a clima e livello del mare. Un esempio è una grotta evoluta in forra, con una fase vadosa, un approfondimento freatico e un riempimento di argilla. L’evoluzione di un sistema di questo tipo richiede circa 10.000-100.000 anni.
Cavità marine
Le grotte marine, dette anche litorali, sono grotte formate soprattutto dall’azione delle onde dove il mare incontra la roccia. Si possono sviluppare in quasi tutti i tipi di roccia.
Come si formano
- Le onde attaccano i punti deboli della roccia, come faglie, fratture e superfici tra gli strati, e li allargano fino a formare cavità.
- Se l’erosione apre una grotta da due lati si ottiene un ponte o arco naturale; quando la volta crolla, resta un faraglione isolato.
- La posizione, la forma e l’orientamento dei piani di frattura e di stratificazione guidano lo sviluppo della cavità.
Tipi di grotte marine
Uno studio sulle grotte dell’isola di Gozo (Malta) le divide in due gruppi: quelle create da processi marini (biogeniche, di margine di costa, di abrasione) e quelle già esistenti, formate da processi carsici, eolici, tettonici o vulcanici, e poi sommerse dal mare. Nella stessa isola ha distinto tre tipi di grotte semisommerse: a scatola, a fessura e complesse. L’inventario conta 79 grotte semisommerse, 5 completamente sommerse e 7 archi marini.
Lungo la costa del Cilento, tra Marina di Camerota e Porto Infreschi, uno studio ne descrive quattro tipi:
| Tipo | Caratteristiche |
|---|---|
| A | Grotte nelle brecce di versante o nei conglomerati pleistocenici, sopra l’attuale livello del mare e poco sviluppate (al massimo 10-20 m) |
| B | Grotte impostate su faglie o fratture del calcare, attive o fossili, con sviluppo lineare di circa 30-50 m |
| C | Grotte legate all’emergenza di una falda, spesso raggruppate lungo fronti di centinaia di metri; alcune sono sommerse tra -2 e -20 m |
| D | Resti di cavità crollate, riconoscibili dai depositi conservati lungo le falesie |
In questo tratto le cavità sono nate per dissoluzione carsica da parte di acque continentali e poi sono state ampliate dal mare; le oscillazioni del livello marino hanno alternato al loro interno depositi marini e continentali.
Perché sono importanti
- Archivio del livello del mare: aprendosi a livello del mare, queste grotte registrano le sue variazioni, e depositi come gli speleotemi sono usati come indicatori nel Mediterraneo.
- Archeologia: le grotte del Cilento conservano reperti preistorici, dal Musteriano all’età del Bronzo, e gli autori le considerano geositi di rilevanza nazionale.
- Habitat: offrono riparo a pesci e invertebrati marini, uccelli e, in altre parti del mondo, a mammiferi marini; alcuni invertebrati vivono solo in poche grotte.
Miniere
Le cavità minerarie sono scavate per estrarre minerali o rocce. Nella classificazione delle cavità artificiali usata dalla Società Speleologica Italiana, le opere estrattive (categoria E) comprendono le cave di inerti (sabbia, pozzolana, tufo, pietra da costruzione), le miniere metallifere (rame, ferro, piombo, oro), le miniere di altre sostanze (selce, allume, zolfo, carbone), i sondaggi minerari e le coltivazioni sotterranee, come le fungaie.
Un caso: le miniere abbandonate della Lombardia
Uno studio sulle miniere abbandonate della Lombardia ne descrive caratteristiche e problemi:
- Tipi di cavità: gallerie e pozzi, spesso senza chiusure adeguate agli imbocchi; vuoti di coltivazione nei giacimenti; e strutture esterne come discariche, cantieri, baraccamenti e impianti di trattamento.
- Storia: nell’Ottocento le Alpi italiane contavano oltre 150 siti attivi, oggi se ne stimano circa 300 abbandonati. In Lombardia i siti attivi sono passati da una quarantina nel 1881 a una decina circa nel 1975. I minerali più sfruttati erano ferro e piombo.
- Indagine: su circa cento siti censiti, 84 sono stati ispezionati con tecniche speleologiche e localizzati con GPS: una ventina era inaccessibile o distrutta, una quarantina in buone condizioni e otto già recuperati e visitabili.
- Rischi: gas nocivi, crolli di gallerie non più mantenute, frane agli imbocchi, problemi legati all’acqua, degrado strutturale e vegetazione che nasconde i siti. Per questo servono interventi di messa in sicurezza.
Sotterranei artificiali
Le cavità artificiali sono spazi scavati dall’uomo per un motivo preciso, e la loro classificazione parte proprio dalla funzione originaria. Il Catasto Nazionale delle cavità artificiali, curato dalla Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana, usa sette categorie con codici di lettera e numero:
| Categoria | Contenuto | Esempi |
|---|---|---|
| A – Opere idrauliche | Regimazione e bonifica, captazione, trasporto, cisterne, pozzi, distribuzione, fognature, ghiacciaie e neviere | Cunicoli di drenaggio, acquedotti, cisterne impermeabilizzate |
| B – Opere insediative civili | Abitazioni, rifugi temporanei, opifici, magazzini, silos, stalle, colombari | Abitazioni trogloditiche, fosse granarie, cantine |
| C – Opere di culto | Luoghi di culto e opere sepolcrali | Mitrei, eremi, chiese rupestri, catacombe, tombe a camera |
| D – Opere militari | Opere difensive, gallerie, gallerie di mina, postazioni, depositi, rifugi militari e per civili | Fortificazioni sotterranee, rifugi antiaerei |
| E – Opere estrattive | Cave, miniere metallifere e di altre sostanze, sondaggi, coltivazioni sotterranee | Cave di tufo e pozzolana, miniere di ferro o zolfo, fungaie |
| F – Vie di transito | Gallerie stradali, cunicoli di transito, gallerie ferroviarie e di funicolari, pozzi non idraulici e discenderie | Passaggi tra castelli, gallerie ferroviarie dismesse |
| G – Altre opere | Voce per i casi non classificabili | Opere di uso non chiaro |
Il codice di tipologia è un elemento obbligatorio della scheda catastale, insieme alla collocazione corretta sulla cartografia. Per i nomi si raccomanda di usare il toponimo locale, evitando nomi di fantasia. Il catasto raccoglie circa 2.700 rilevamenti di dodici regioni: al Nord prevalgono installazioni militari, miniere e cisterne, al Sud acquedotti, costruzioni rupestri, grotte sacre e cunicoli idraulici di monasteri.
Fonti
- Tipologie di grotte carsiche (Università di Trieste)
- Grotte Junior (Eniscuola)
- Spluga della Preta (Greenme)
- Piani Eterni, oltre i 1000 metri (Montagna.tv)
- Sea/Littoral Caves (National Park Service)
- Sea caves di Gozo (Ge, Furlani et al., 2023)
- Grotte costiere tra Marina di Camerota e Porto Infreschi (Esposito et al.)
- Miniere abbandonate della Lombardia (Laureti, Opera Ipogea 2011)
- Tipologie delle cavità artificiali (Opera Ipogea)
- Catasto Nazionale delle cavità artificiali (Opera Ipogea 2004)