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Idrologia Ipogea

7 November 2026

L’idrologia ipogea studia come l’acqua entra, circola ed esce dal sottosuolo. Nelle aree carsiche, dove la roccia è solubile, le acque sotterranee scorrono in un sistema di fessure e grotte che si comporta in modo molto diverso da una falda “normale”.

Cos’è l’idrologia ipogea

L’idrologia ipogea (o idrologia sotterranea) è la branca dell’idrologia e della speleologia che si occupa delle acque che scorrono sotto la superficie del suolo, in particolare nelle rocce carsiche come calcari, dolomie e gessi. In queste rocce la dissoluzione provocata dall’acqua crea fessure e condotti che immagazzinano e trasportano grandi quantità d’acqua.

Un acquifero carsico non è formato solo dalla parte satura: fa parte di un sistema più ampio, che comprende la superficie con le sue doline e inghiottitoi, la zona non satura e la zona satura, e i loro collegamenti.

Come entra l’acqua: la ricarica

  • Ricarica autogenica: l’acqua arriva dalla pioggia che cade direttamente sull’area carsica o dal ruscellamento raccolto nella stessa area.
  • Ricarica allogenica: l’acqua arriva da torrenti che nascono su rocce non carsiche e poi si perdono nel sottosuolo.
  • Ricarica concentrata: avviene attraverso doline e inghiottitoi, che portano l’acqua rapidamente a fratture e condotti.
  • Ricarica diffusa: avviene attraverso l’epicarst, lo strato superficiale alterato e più permeabile, che accumula l’acqua e la rilascia lentamente.

Quando si mescolano acque di origine diversa, la chimica dell’acqua cambia, e queste differenze possono servire da traccianti naturali.

Come circola l’acqua

Nell’acquifero carsico si distinguono tre tipi di circolazione:

  • Flusso diffuso: avviene nella matrice rocciosa e nelle microfratture; è lento e laminare.
  • Flusso nelle fratture: le fratture piccole rientrano nel flusso diffuso, quelle allargate dalla dissoluzione passano tra i condotti.
  • Flusso nei condotti: avviene nelle grandi cavità di dissoluzione; le portate sono molto più elevate e il flusso può essere anche turbolento. I condotti sono spesso orizzontali e seguono i piani di stratificazione.

Per questo gli acquiferi carsici sono molto eterogenei: alcune zone poco permeabili immagazzinano gran parte dell’acqua, mentre le cavità maggiori trasferiscono rapidamente grandi volumi.

Le zone idrologiche

ZonaCom’èCosa succede all’acqua
Vadosa (non satura)Vuoti in parte occupati dall’ariaL’acqua scende soprattutto in verticale; le portate variano molto con il meteo
EpifreaticaFascia intermedia, a volte sommersa e a volte noIl livello dell’acqua sale e scende con le piene
Freatica (satura)Tutti i vuoti sono pieni d’acquaIl drenaggio è soprattutto orizzontale, verso le sorgenti

Sorgenti e piene

Le sorgenti carsiche si dividono in due tipi principali. Le sorgenti perenni drenano il flusso di base. Quelle intermittenti si attivano solo durante le piene, quando l’acqua raggiunge condotti posti più in alto.

Dopo piogge intense o prolungate la falda sale e riattiva percorsi che in magra sono asciutti. Ne derivano cambiamenti temporanei nella direzione del flusso e spostamenti degli spartiacque sotterranei. Alcune aperture, chiamate estavelle, funzionano da inghiottitoio o da sorgente a seconda che il livello della falda salga o scenda.

Il regime delle portate dipende dal tipo di circolazione: dove prevalgono le fratture le sorgenti hanno portate più regolari, dove prevalgono i grandi collettori, come in Alpi e Prealpi, le piene possono superare le magre di due o tre ordini di grandezza.

Come si studia: i traccianti

Il metodo più usato per capire dove va l’acqua è il tracciamento con coloranti fluorescenti, come la fluoresceina. Si immette il tracciante in un punto (un inghiottitoio, un pozzo, un corso d’acqua che si perde) e si controlla se compare in altri punti, come sorgenti o grotte. In questo modo si verifica se due punti sono collegati sott’acqua e si ricostruiscono le direzioni del deflusso.

Un risultato negativo non dimostra che il collegamento non esista: il tracciante potrebbe non essere stato rilevato, oppure potrebbe seguire percorsi lenti o diversi da quelli controllati. Le carte idrogeologiche, come quelle della Regione Friuli Venezia Giulia, raccolgono sorgenti, direzioni di deflusso, grotte e risultati dei tracciamenti e servono alla pianificazione del territorio e alla tutela delle risorse idriche.

Perché è importante

Gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile in Italia e nel bacino del Mediterraneo; a Roma quasi il 90% dell’acqua degli acquedotti ha origine carsica. Il patrimonio idrico carsico italiano è stimato in circa 410 m³ al secondo.

Allo stesso tempo sono sistemi molto vulnerabili:

  • l’autodepurazione è scarsa, perché l’acqua scorre veloce e passa poco attraverso il suolo;
  • con le piogge un inquinante può arrivare alla sorgente in ore o giorni, e in magra può accumularsi e poi essere rilasciato in concentrazioni elevate;
  • il bacino sotterraneo spesso non coincide con quello superficiale, quindi la fonte di un inquinamento può trovarsi lontano dalla sorgente;
  • le minacce comprendono urbanizzazione, agricoltura e industria intensive, sversamenti, cave, sovrasfruttamento e rifiuti gettati nelle grotte.

La conoscenza di questi sistemi è ancora incompleta e la tutela è considerata insufficiente. Per questo hanno un ruolo importante gli speleologi, che contribuiscono con osservazioni, monitoraggi, segnalazioni di inquinamento e pulizie delle grotte.

Piccolo glossario

TermineSignificato
Acquifero carsicoInsieme di rocce solubili e carsificate che immagazzinano e trasmettono acqua
EpicarstStrato superficiale alterato della roccia carsica, che accumula e rilascia lentamente l’acqua
InghiottitoioApertura nel terreno in cui l’acqua superficiale scompare nel sottosuolo
EstavellaApertura che funziona da sorgente o da inghiottitoio a seconda del livello della falda
RicaricaAcqua che entra nell’acquifero
TraccianteSostanza (spesso un colorante fluorescente) immessa nell’acqua per seguirne il percorso

Fonti