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Biospeleologia informazioni generali

7 November 2026

La biospeleologia studia gli organismi che vivono in grotta e il modo in cui si sono adattati a un ambiente buio, stabile e povero di cibo.

Cos’è la biospeleologia

La biospeleologia (detta anche biologia sotterranea) è la branca della speleologia e della biologia che studia la vita negli ambienti sotterranei: grotte, cavità artificiali, acque di falda e piccole fessure del suolo. Si occupa di fauna, flora, funghi e microrganismi, della loro distribuzione, dei rapporti con l’ambiente e della loro conservazione.

La disciplina nasce come scienza organizzata nel primo Novecento, quando il biologo romeno Emil Racoviță ne formulò i problemi fondamentali in un saggio del 1907, e si è sviluppata con il contributo di zoologi europei, tra cui diversi italiani. Oggi unisce tassonomia, ecologia, genetica ed evoluzione, e ha un ruolo importante nella tutela degli habitat ipogei.

L’ambiente di grotta

L’ambiente sotterraneo si distingue per tre caratteri: assenza di luce, temperatura quasi costante (vicina alla media annua della zona esterna) e umidità spesso prossima alla saturazione. Senza luce non c’è fotosintesi, quindi la grotta dipende in gran parte da energia e nutrienti che arrivano dall’esterno.

Per lo studio ecologico la cavità si divide di solito in tre zone:

  • Zona d’ingresso: luce piena, clima e organismi simili a quelli esterni, con presenza di piante.
  • Zona di penombra: luce debole, variazioni di temperatura attenuate; vi crescono muschi, felci ed epatiche.
  • Zona buia: nessuna luce, condizioni molto stabili; qui vive la fauna più specializzata.

Accanto alle grotte accessibili esiste un habitat meno noto, il sistema di fessure e vuoti minori (ambiente sotterraneo superficiale) dove molti animali ipogei vivono e da cui possono raggiungere le cavità maggiori.

Classificazione ecologica degli animali

Gli animali che frequentano le grotte si classificano in base al grado di dipendenza dall’ambiente sotterraneo. Lo schema classico (Schiner-Racoviță) distingue tre categorie terrestri; per le acque sotterranee si usa un termine parallelo, “stigobio”.

CategoriaDove viveRapporto con la grottaEsempi
TroglossenoDentro e fuori la grottaPresenza occasionale, non completa il ciclo vitale in grottaVolpi, ragni e insetti entrati per caso, pipistrelli che vi trovano solo rifugio temporaneo
TroglofiloIn grotta e in habitat esterni simili (umidi e bui)Può completare il ciclo in grotta, ma non vi è obbligatoGrilli di grotta (Dolichopoda), molti ragni e alcuni coleotteri
TroglobioSolo in ambiente sotterraneo terrestreDipendente dalla grotta, non sopravvive all’esternoColeotteri cavernicoli, pseudoscorpioni e isopodi ciechi
StigobioSolo in acque sotterraneeDipendente dall’acqua ipogeaProteo, anfipodi e isopodi acquatici ciechi

Un quarto gruppo, gli stigofili, comprende gli organismi acquatici che frequentano le acque sotterranee ma vivono anche in superficie.

Specie troglobie

I troglobi sono i veri abitanti della zona buia. Vivendo in un ambiente stabile, povero di cibo e senza luce, mostrano un insieme di caratteri detto troglomorfismo:

  • Riduzione o perdita degli occhi (anoftalmia) e della pigmentazione: i colori non servono al buio.
  • Allungamento di zampe, antenne e appendici sensoriali, per percepire tatto, correnti d’aria e sostanze chimiche.
  • Metabolismo lento e grande resistenza al digiuno, con riserve di grasso.
  • Vita lunga e riproduzione lenta: poche uova, grandi, e sviluppo più lungo del normale.

Tra i gruppi più noti ci sono i coleotteri cavernicoli (per esempio i Trechini e i Leptodirini), gli pseudoscorpioni, i ragni, i millepiedi, i collemboli e alcuni isopodi terrestri. Molte specie hanno areali minuscoli, a volte una sola grotta o un solo massiccio: per questo sono spesso endemiche e molto vulnerabili.

Specie stigobie

Gli stigobi vivono solo nelle acque sotterranee: laghi di grotta, torrenti ipogei, sifoni e falde freatiche. Condividono con i troglobi i caratteri del troglomorfismo, ma l’acqua offre loro un ambiente ancora più stabile, che spesso ospita specie molto antiche.

I gruppi principali sono i crostacei (anfipodi, isopodi, copepodi, sineliacei), alcuni molluschi, planarie e piccoli pesci. Il caso più celebre in Europa è il proteo (Proteus anguinus), un anfibio urodelo cieco e depigmentato delle grotte carsiche dinariche, dalle zone di Trieste e dell’Istria alla Slovenia e alla Bosnia; è l’unico vertebrato cavernicolo europeo di questo tipo ed è strettamente protetto.

Le acque sotterranee sono anche una risorsa idrica: la fauna stigobia è un indicatore sensibile della qualità dell’acqua e dell’inquinamento da attività umane.

Pipistrelli

I pipistrelli non sono troglobi: in genere sono trogloseni, cioè usano la grotta come rifugio ma si nutrono all’esterno, di notte, soprattutto di insetti. Eppure sono tra i protagonisti dell’ecologia ipogea, perché portano energia in grotta con il loro guano, base alimentare di intere comunità di invertebrati.

In grotta usano due tipi di rifugio:

  • Rifugi estivi e riproduttivi: colonie di femmine che allevano i piccoli, in cavità con microclima caldo.
  • Rifugi invernali: ambienti freddi e stabili dove entrano in letargo, riducendo al minimo il consumo di energia.

Il letargo è la fase più delicata: ogni risveglio forzato consuma riserve di grasso che non possono essere recuperate in pieno inverno, e ripetuti disturbi possono essere letali. Per questo l’accesso alle grotte con colonie va evitato nei periodi sensibili.

Tutti i pipistrelli europei sono protetti: in Italia le specie sono tutelate dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea e dall’accordo internazionale EUROBATS, e i loro rifugi sotterranei sono spesso oggetto di chiusura con cancelli a sbarre orizzontali, che permettono il volo e impediscono l’ingresso alle persone.

Flora ipogea

La vita vegetale in grotta è limitata dalla luce, quindi cambia con la distanza dall’ingresso:

  • Ingresso: piante superiori, felci e muschi, come all’esterno.
  • Penombra: muschi, epatiche, felci e alghe, che si spingono fin dove arriva una luce molto debole.
  • Zona buia: nessuna pianta con clorofilla; restano funghi, batteri e altri microrganismi.

Nel buio i protagonisti sono i funghi e i batteri, che decompongono la materia organica portata da acqua, animali e guano, e fanno da base alimentare per molti invertebrati. Vicino alle lampade delle grotte turistiche si sviluppa la cosiddetta lampenflora, un velo di alghe, cianobatteri e muschi che altera le pareti e danneggia concrezioni e pitture: è uno dei problemi di gestione più noti delle grotte aperte al pubblico.

Come si nutre una grotta

Senza fotosintesi, l’energia arriva da tre fonti principali:

  • Apporti dall’esterno: foglie, legno e detriti trasportati dall’acqua o dal vento, e animali che cadono o entrano in grotta.
  • Guano: escrementi di pipistrelli (e in alcune grotte di uccelli o grilli), ricchi di nutrienti, che sostengono comunità dense di invertebrati e microrganismi.
  • Chemiosintesi: in alcune grotte, batteri ricavano energia da composti chimici come lo zolfo o l’idrogeno solforato, e sostengono ecosistemi che non dipendono dalla luce. In Italia l’esempio più noto è il sistema carsico di Frasassi, nelle Marche, dove vive una fauna legata a un’acqua ricca di zolfo.

Il risultato è una rete alimentare corta e fragile: pochi produttori, molti detritivori e pochi predatori.

Minacce e conservazione

La fauna ipogea è fragile perché le specie hanno areali ristretti, popolazioni piccole e riproduzione lenta. Le minacce principali sono:

  • Inquinamento delle acque e dei suoli del bacino che alimenta la grotta (scarichi, rifiuti, pesticidi).
  • Disturbo diretto: frequentazione eccessiva, rumore, luci, calpestio e prelievo di animali o concrezioni.
  • Alterazione del microclima da cave, captazioni, chiusure e gestione non attenta delle grotte turistiche.
  • Disturbo ai pipistrelli nei periodi di letargo e di allevamento dei piccoli.
  • Specie invasive e lampenflora nelle cavità attrezzate.

La tutela passa da regole semplici: non lasciare rifiuti, non toccare né raccogliere gli animali, limitare luci e rumore, evitare le grotte con pipistrelli nei periodi sensibili e comunicare gli avvistamenti a gruppi speleologici o a esperti. In molte regioni italiane le grotte e la fauna cavernicola sono protette da leggi regionali e dalla normativa europea.

Glossario

TermineSignificato
IpogeoChe si trova sotto la superficie del suolo
TroglobioAnimale terrestre legato esclusivamente all’ambiente di grotta
TroglofiloAnimale che vive in grotta ma anche in ambienti esterni simili
TroglosenoAnimale che usa la grotta solo in modo occasionale o come rifugio
StigobioAnimale legato esclusivamente alle acque sotterranee
TroglomorfismoInsieme dei caratteri tipici dei cavernicoli (perdita di occhi e pigmento, appendici lunghe)
AnoftalmiaAssenza di occhi funzionanti
EndemismoPresenza di una specie solo in un’area molto ristretta
GuanoEscrementi di pipistrelli, fonte di nutrienti in grotta
LampenfloraVegetazione che cresce attorno alle luci artificiali delle grotte turistiche